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Il tiro con l’arco dagli uomini primitivi ai nostri giorni

Quando si prende per la prima volta in mano un arco per tirare una freccia, si esegue un gesto che risale ad almeno ventimila anni fa.

L’arco e la freccia un tempo erano determinanti per la sopravvivenza dell’uomo. Permetteva agli uomini di diventare provetti cacciatori. Era più sicuro cacciare con l’arco, perché si poteva abbattere la preda da una certa distanza.

Gli imperi sono sorti e caduti utilizzando l’arco come arma. Gli antichi egizi, intorno al 3500 a.c. si servirono, per primi, dell’arco come arma da guerra. Costruivano archi alti quasi quanto loro e le punte per le frecce erano di bronzo e pietra. Intorno al 1800 a.C. gli Assiri introdussero una nuova configurazione di arco: composto di pelle, corno e legno, dalla forma ricurva. Era più potente dell’arco lungo impiegato dagli egizi e si poteva usare facilmente a cavallo in battaglia. Questo dava agli assiri un vantaggio sui loro nemici del Medio Oriente. La superiorità arcieristica dei Mediorientali continuò per secoli, durante i quali questi popoli combatterono e vinsero gli Europei. Ad esempio, sebbene i romani fossero considerati dei soldati tenaci, furono superati dagli arcieri Parti, popolo asiatico del terzo secolo, a causa della loro armatura al torace, insufficiente a frenare l’impatto delle frecce. I Mongoli conquistarono gran parte dell’Europa e i Turchi respinsero i Crociati, sia a causa dell’equipaggiamento arcieristico, sia per la superiorità dimostrata dalla forma dell’arco ricurvo, che per la tecnica esecutiva.Nell’undicesimo secolo, i Normanni svilupparono il longbow che usarono, insieme ad una superiore strategia di combattimento, per sconfiggere gli inglesi nella battaglia di Hastings nel 1066. In seguito, gli inglesi adottarono il longbow come arma principale e abbandonarono l’arco Sassone, più debole e meno preciso. Molte ballate del tredicesimo e quattordicesimo secolo, come i racconti su Robin Hood, testimoniano della bravura arcieristica sviluppata dagli inglesi con il longbow.
Il valore dell’arco come arma da guerra diminuì rapidamente dopo l’invenzione dell’arma da fuoco, nel sedicesimo secolo, ma il divertimento e le sfide con l’arco garantirono la sua sopravvivenza come sport.
Nel 1537, il re Enrico VIII promosse il tiro con l’arco sportivo in Inghilterra, incaricando Sir Cristopher Morris di istituire una società arcieristica, la Guild of St. Gorge Roger Ascham pubblicò il libro Toxophilus nel 1545 con cui preservò la conoscenza arcieristica dell’epoca e mantenne vivo l’interesse per l’arco tra gli Inglesi. Numerose società arcieristiche furono fondate durante tutto il diciassettesimo secolo e l’indizione di frequenti tornei confermarono il tiro con l’arco come uno sport da competizione; un esempio è il torneo “Ancient scorton Silver arrow” che si tenne per la prima volta nel 1673 nello Yorkshiere in Inghilterra e che si svolge ancora oggi.
Nel continente nordamericano, gli indiani fecero affidamento sull’arco da caccia, ma i loro archi erano primitivi e deboli, in quanto il cacciatore si doveva avvicinare molto alla preda per riuscire ad abbatterla. La prima società arcieristica nordamericana, gli United Bowmen di Filadelfia, fu istituita nel 1828.Stranamente, fu la guerra civile ad incentivare l’interesse per l’arco negli Stati Uniti. Alla fine della guerra, l’unione vittoriosa, proibì agli ex soldati confederati di usare armi da fuoco, incentivando così l’interesse per il tiro con l’arco.
Due fratelli, i veterani Will e Maurice Thompson, impararono a tirare con l’arco tramite l’aiuto degli indiani della Florida. Maurice scrisse un libro, The Witchery of Archery, aiutando così a diffondere l’interesse per arco nel Paese. Nel 1879, fu fondata la National Achery Association che iniziò a disputare tornei.
Il tiro con l’arco fu presente alle Olimpiadi per la prima volta a Parigi, nel 1900; una scelta particolarmente appropriata, dal momento che il fondatore mitologico delle prime Olimpiade fu Ercole, un arciere. Si tirò con l’arco anche nel 1904 a St. Louis e nel 1908 in Inghilterra, per non comparire più fino al 1920 in Belgio. Per i successivi 52 anni, non fu più presente nei Giochi Olimpici.
Il problema inerente le prime competizioni arcieristiche fu la mancanza di un regolamento uniforme ed accettato da tutti. La nazione ospitante di solito organizzava il tipo di torneo più popolare in quel Paese. Se il tiro con l’arco non era popolare nel Paese che ospitava il torneo, non veniva introdotto negli incontri polisportivi.
Ad organizzare meglio il tiro con l’arco competitivo, furono gli arcieri polacchi negli anni 30, con la fondazione di un organismo internazionale. Il risultato fu la Federation Internazionale de Tir à L’Arc- meglio conosciuta come FITA. La FITA stabilì un regolamento universale e un tipo di torneo che col tempo fu adottato sia dagli uomini che dalle donne nelle Olimpiadi moderne. La competizione internazionale cresceva e così nel 1972 il tiro con l’arco fu di nuovo ammesso alle Olimpiadi.

3.1. - Il tiro con l’arco in Italia

In Italia, agli inizi del 1900, l’arco era considerato un gioco per ragazzi o passatempo da giardino, a differenza di quello che succedeva in altre Nazioni dove già si praticava il tiro con l’arco a livello sportivo.
Alla Farnesina, a Roma nel 1922, ci fu la prima manifestazione italiana di tiro con l’arco con arcieri di varie nazioni. Solo con l’avvento del regime fascista divenne in Italia uno strumento sportivo. L’arco negli anni 30, era in Italia uno sport prettamente femminile, praticato dalle formazioni delle Giovani Italiane. In quegli anni si tenne un campionato femminile promosso dall’Accademia di Educazione Fisica di Orvieto. L’istruzione era tenuta dagli insegnanti di educazione fisica che si attenevano ad una tecnica descritta in un manuale illustrato. Questo manuale conteneva numerose lacune ed imprecisioni, determinate da un’errata traduzione dall’inglese.
I primi passi, l’arcieria sportiva italiana, li mosse nella zona veneta negli anni 50’ per opera del rag. Paolo Polo di Treviso. Nel 1956 l’incontro di Paolo con l’archeologo Augusto Krull, famoso collezionista di armi antiche, diede origine alla nascita della prima Compagnia Italiana, quella di Treviso. Nel corso dell’anno nacquero altre società: Colleoni di Bergamo, Gorizia, ABA di Milano, e nel 1961 a Roma nacque la quinta società denominata Compagnia Arcieri Romani. Durante il 1961 le cinque società esistenti si riunirono e fondarono la FITARCO, Federazione Italiana di Tiro Con L’arco.
L’assemblea costitutiva della FITARCO fu tenuta in una sala dell’Arena Civica di Milano il 17 dicembre 1961, dove fu eletto Presidente Massimiliano Malacrida. Nel 1961, quando l’Italia entrò nella Fita internazionale con la Corea del nord e Germania dell’Est, erano già state affiliate le seguenti nazioni in ordine cronologico: 1931: Polonia, Belgio, Francia, Svezia. 1932: Inghilterra. 1933: USA, Cecoslovacchia. 1937 Norvegia. 1946 Danimarca 1948 Finlandia. 1949 Spagna. 1950: Olanda, Messico, Portogallo, Sud Africa. 1952: Nuova Zelanda. 1953: Svizzera, 1955 Canadà, Cuba, Lussemburgo, Turchia, Venezuela. 1956: Germania Ovest. 1957: Ungheria. 1958: Giappone, Marocco. 1959 Indonesia.
Il Tiro con l'Arco è naque in Italia intorno agli anni Cinquanta, per opera di alcuni appassionati di Treviso, Gorizia, Milano, Bergamo e Roma. Nel 1950 la Compagnia Arcieri di Treviso organizzò la prima gara sull'Altopiano di Cansiglio: vi presero parte una ventina di tiratori.
Nei primissimi anni, pur nella esiguità delle forze, la neonata Federazione si impegnò attivamente nelle due direttrici che ancora oggi ne costituiscono gli impegni maggiori: l'attività agonistico – organizzativa e la promozione di base.
Nel 1962 venne disputato a Milano il primo Campionato italiano con formula della singola gara: tra gli uomini si impose Giuseppe Oddo, tra le donne Maria Zonta. Questa formula rimase in vigore fino al 1964, quando venne sostituita da un sistema di classifica che teneva conto delle prestazioni fornite su tutto l'arco della stagione. Oggi il Campionato si disputa secondo i regolamenti della Federazione Internazionale.
Nel 1968 veniva riformato lo Statuto Federale ed eletto alla Presidenza Annibale Guidobono Cavalchini, da sempre promotore di un maggiore impegno internazionale degli arcieri italiani. Intanto, sin dal 1964, la FITARCO aveva ottenuto l'affiliazione alla Federazione Internazionale (FITA) e l'anno seguente, per la prima volta, una rappresentativa azzurra prese parte ai Campionati del Mondo tenutisi a Vasteras, in Svezia.
Nel 1969 alla presidenza della FITARCO veniva eletto Francesco Gnecchi Ruscone, mentre venivano radicalmente rivisti statuti e regolamenti. Finalmente, nel 1973, la Federazione veniva ammessa al CONI come "aderente": cinque anni più tardi, nel 1978, la FITARCO divenne Federazione a tutti gli effetti nell'ambito del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Con la crescita ed il potenziamento della Federazione, vennero anche i primi risultati agonistici di rilievo: nel 1966 la vittoria di Luigi Fiocchi nella Coppa Europa; nel 1972 il terzo posto di Ida Da Poian nel mondiale di tiro di campagna; nel 1974 la medaglia di bronzo agli Europei di Zagabria con la squadra formata da Ferrari, Massazza e Spigarelli; la medaglia di bronzo "mondiale" e quella d'oro "europea" di Ida Da Poian e l'argento "europeo" di Giancarlo Ferrari nel tiro di campagna. Nello stesso anno veniva battuto il record del mondo a squadre dalla Nazionale formata da Spigarelli, Belocchi e Ferrari. Nel 1976 alle XXI Olimpiade di Montreal (Canada) Ferrari conquistò il Bronzo e nel 1980 alla XXII Olimpiade di Mosca la medaglia di bronzo. Solo nel 1996 alla XXVI Olimpiade ad Atlanta (USA) la squadra maschile salì al terzo posto conquistando la medaglia di bronzo (Michele Frangilli, Matteo Biasiani, Andrea Parenti). Ai XXVIII Giochi Olimpici di Atene Grecia per la Federazione Italiana di Tiro Con L’arco arriva la medaglia d’oro individuale di Marco Galiazzo. Una storica medaglia che ha dato respiro a tutto il mondo dell’arcieria italiana.
Oggi la FITARCO (Federazione Italiana di Tiro Con L’Arco) può contare su 509 Società e su 18.300 tesserati che svolgono regolare attività a tutti i livelli.

Giancarlo Ferrari
ferrari
Marco Galiazzo, Giancarlo Ferrari, Mario Scarsella
galiazzo ferrari scarsella
Marco Galiazzo
galiazzo

3.2. - Il Tiro con l’arco di oggi
3.2.1 - I materiali

Anche l’arco nel tempo subisce alcuni cambiamenti sia nei materiali che nella tecnica di composizione.Gli archi, in passato formati da un'unica anima di legno a curvatura unica con una semplice impugnatura centrale, si trasformano in archi compositi a doppia curvatura. Sono, formati da materiali diversi come, ad esempio, legno di acero e fibra di vetro; la parte centrale, in precedenza costituita da leghe di alluminio e di magnesio pressofuso, e state sostituita da alluminio fresato lavorato con frese particolari a conteggio numerico programmate dal computer. Oggi si è arrivati ad un’impugnatura tutta di carbonio.
I flettenti, che imprimono potenza allo strumento, sono assemblati e incollati in lamine di carbonio, legno e materiali sintetici, trasmettono alte doti di velocità, stabilità e robustezza, adattandosi perfettamente alle esigenze di ogni arciere.
Le frecce hanno subito con il tempo trasformazioni sostanziali: dall'asta di legno di cedro "impennata" con penne naturali di tacchino, all'alluminio con rivestimento in carbonio con penne sintetiche, che conferiscono alla freccia quella durezza che consente di utilizzare sezioni minori con maggiore velocità e stabilità.
Le corde hanno subito trasformazioni radicali, dalle fibre naturali intrecciate, troppo elastiche e troppo fragili per sopportare lo stress procurato dai flettenti, alle fibre sintetiche in kevlar. Attualmente si usano fibre ancora più resistenti, che rendono la corda in pratica inestensibile, conferendo all'arco una resa ottimale.
Gli archi che oggi si usano per ogni tipo di gara sono:

nudo Arco Nudo: il più semplice, costituito da una parte centrale chiamata riser o impugnatura, i due flettenti (superiore e inferiore), la corda, il poggia frecce o rest, il bottone o ammortizzatore.
ricurvo Arco Ricurvo: uguale all’arco nudo con l’aggiunta di un mirino, un sistema di ammortizzazione per eliminare le vibrazioni e garantire stabilizzazione al tiro.
comp Arco Compound: il più piccolo, composto di molti pezzi, ruote eccentriche montate sugli estremi dei flettenti, un insieme di cavi collegati fra loro e un sistema di mira con lente.

3.2.2. - Le gare

Il tiro competitivo si può svolgere in forme diverse, a differenza di altri sport in cui si applica un unico tipo di regolamento.

Le gare del tiro con l’arco sono molte. Ne cito alcune:

  • Tiro alla targa all’aperto
  • Tiro alla targa al chiuso
  • Tiro di campagna
  • 3D

Tutte le gare di tiro con l’arco hanno un elemento in comune: i punteggi delle frecce tirate sono sommati e il concorrente con il totale più alto vince la gara.I partecipanti sono suddivisi in base allo stile dell’arco, alla classe, all età dell’atleta.
Le divisioni riconosciute dalla FITARCO sono ARCO RICURVO, ARCO COMPOUND, ARCO NUDO e LONGBOW.
Gli arcieri sono solitamente divisi in classi, secondo l’età e il sesso. Il regolamento FITARCO prevede:

  1. Giovanissimi maschili/femminile, da 9 a 12 anni

  2. Ragazzi maschili/femminile, da 13 a 14 anni
  3. Allievi (equivalente FITA Cadet) maschile/femminile, da 15 a 16 anni
  4. Juniores (equivalente FITA Junior) maschile/femminile, da 17 a 18 anni
  5. Seniores (equivalente FITA Senior) maschile/femminile, da 19 a 49 anni
  6. Veterani (equivalente FITA Master) maschile/femminile, da 50 anni

Descriviamo ora gli ambienti e le modalità di svolgimento di queste competizioni.


targa1. Tiro alla targa.

La gara FITA (competizione olimpica) viene organizzata su un campo livellato, generalmente su campi di calcio, in cui viene allineato già alla massima distanza, un certo numero di battifrecce variabili, secondo il numero dei partecipanti.
I bersagli sono posti alle distanze di 90-70-50-30 m per gli uomini e alle distanze di 70-60-50-30 m per le donne. Cadette 60-50-40-30. Ragazzi 50-40-30-20. Giovanissimi 30-25-20-15.
Le modalità di tiro prevedono una serie di 36 frecce per ogni distanza per un totale di 144 frecce; la serie o la volée è composta per le lunghe distanze da 6 frecce e per le corte 3; il bersaglio avrà un diametro di 122 cm per le lunghe distanze e di 80 cm per le corte. Tale bersaglio presenta una serie di cerchi concentrici colorati che corrispondono al valore dei punteggi che vanno dal 10 (giallo) all'1 (bianco).
La suggestione visiva spaziale che deriva dallo scocco della freccia sino al suo impatto sul bersaglio, il gesto tecnico, il coordinamento del caricamento, della mira, l'esigenza di essere concentrati fino al rilascio della freccia, è un'esperienza emozionante e carica di tensione, non solo per gli arcieri, ma per tutti coloro che sono coinvolti in questo sforzo collettivo o singolo nel fare centro.

Per provare queste sensazioni, esse, devono essere necessariamente vissute.

indoor2. Tiro Indoor
Il tiro al chiuso (Indoor) si svolge su una distanza di 18 m, oppure di 25 m. Complessivamente si tirano 60 frecce su visuali da 40 cm sulla distanza dei 18 m oppure su visuali da 60 cm sulla distanza dei 25 m. Il punteggio viene valutato come nelle gare FITA.
Le ridotte dimensioni dell'ambiente in cui si gareggia (generalmente palestre per pallacanestro) fanno condensare nello spazio e nel tempo i partecipanti. Il ritmo è molto più serrato rispetto alla gara precedente e la tensione e lo stress sono quasi percepibili dagli spettatori.

campagna3.Tiro di Campagna
La gara di campagna (Hunter e Field), che simula per qualche verso la caccia, viene effettuata in uno o due giorni e organizzata su un percorso accidentato e localizzato in aree boschive o di campagna.

Il percorso precedentemente tracciato, costituito da 12 piazzole di tiro(da ripetere due volte ) oppure 24 nelle gare internazionali, nei campionati italiani, nelle gare nazionali, interregionali. Le distanze previste per ogni postazione sono quelle indicate dai regolamenti e, comunque, oscillano tra i 5 e i 60 metri, essendo le dimensioni delle visuali rapportate alle suddette distanze. La gara è divisa in 2 parti: nella prima, i bersagli sono posti a distanze sconosciute dagli atleti, mentre nella seconda le distanze dei bersagli sono indicate nel punto di tiro.

La difficoltà del percorso, l'abilità nel valutare le distanze, l'evenienza di gareggiare in condizioni ambientali e meteorologiche non sempre favorevoli, rendono particolarmente faticosa questa competizione, ma il fascino deriva dall'inserimento in ambienti naturali.

3d4. Tiro 3D

La gara è simile al tiro di campagna, l’unica differenza è che al posto di un bersaglio c’è un animale in 3D, posto ad una distanza massima di 45mt.
Queste competizioni si svolgono rispettivamente in un campo all'aperto, in una palestra o su percorsi accidentati all'aperto.

3.2.3 - Come si tira con l’arco
tiro

Posizione

Possedere un buon appoggio sul terreno e' garanzia di una postura di tiro sempre uguale ed efficiente.
La distanza ottimale fra i due piedi deve essere uguale alla larghezza delle spalle. Tracciando una linea immaginaria, tangente alla punta dei piedi, essa deve essere diretta al centro del bersaglio.
Pur tuttavia la posizione dei piedi può variare secondo le caratteristiche antropomorfiche dell'atleta.

La posizione dell’atleta verso il bersaglio è sagittale.

pos


Preparazione per la precarica

La prima operazione da compiere in questo passaggio, consiste nel sistemare la freccia nell’arco e incoccarla sulla corda.

La presa dell'arco. La sistemazione della mano sull'arco é un fattore importante del tiro. Essa può variare secondo la morfologia di ognuno, ma comunque deve essere identica per ogni freccia tirata. Il punto di pressione della mano sull'impugnatura dell'arco deve trovarsi sempre nella stessa posizione affinché l'arco reagisca sempre nello stesso modo e l'uscita della freccia non sia disturbata. L’arco va impugnato in una posizione confortevole e naturale, perchè non si sposti durante il tiro, sia per motivi di stanchezza che di contrazione, per compensare eventuali torsioni del polso e della spalla.

Aggancio della corda e presa

Le dita devono essere posizionate sulla corda in modo tale che la prima falange del dito indice e dell’anulare sia davanti alla corda e la falange del dito medio dietro la stessa.

Trazione

La trazione viene effettuata dai muscoli della spalla e della schiena; quelli delle braccia hanno un ruolo soltanto nella primissima parte di essa. Avviene in modo lento e fluido, portando il braccio della corda all’indietro in linea retta fino al punto di contatto con viso.

Ancoraggio

Esistono due tipi di ancoraggio: centrale e laterale. La scelta del tipo di ancoraggio avviene in funzione delle caratteristiche antropomorfiche dell'arciere, mentre a prescindere dalla scelta che andremo a fare, rimane il concetto che il miglior ancoraggio risulta quando la corda tocca tre punti sul viso (mento, labbra e centro naso). Un ancoraggio laterale consente una migliore azione dinamica.

Mira

La mira può essere effettuata con un solo occhio aperto o con entrambi. In mancanza di un occhio fortemente dominante si può mirare con entrambi gli occhi aperti; in questo caso l’unico svantaggio è la maggiore influenza di quello che ci sta attorno dovuta al maggior campo visivo.

Rilascio

È un’azione che avviene naturalmente ed è una conseguenza del rilassamento della tensione delle dita. E' buona norma in questa fase non porre l'attenzione sul rilascio per far sì che avvenga spontaneamente.

Follow-through

Il follow-through consente di mantenere in mira fino al momento dell'impatto della freccia sul bersaglio ed evitare bruschi cali di tensione.(abbassare subito il braccio dell'arco). L'esecuzione del follow-trough ci consentirà di avvertire eventuali errori commessi. Il follow-through è naturale e fa parte del rilascio e non è un movimento a sè stante. La mano della corda deve essere molto rilassata, si muoverà all’indietro e resterà in contatto con il viso seguendo la linea della mandibola fino a quando sarà possibile